lunedì 19 gennaio 2009
Didascalie in agguato
Sul "Corriere della Sera" di oggi 19 gennaio è comparsa, a pagina 17, questa imbarazzante didascalia di un foto: "Il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ieri sera a "Che tempo che fa" su Raitre con Fabio Fazio (a sinistra) e Luciana Littizzetto (a destra)". Immagino che giornata avrà passato oggi al giornale l'autore (o l'autrice?) di un simile capolavoro; una soave collega avrà chiesto ad alta voce, alla mensa aziendale: "Preferisci questa arancia, a sinistra, o questa mela, a destra?". Anche nei giornali dei miei tempi le didascalie delle foto erano spesso motivo di guai: di solito si facevano all'ultimo momento, quando l'articolo era già in tipografia e il nome della persona raffigurata non era più controllabile. Così i Giovanni diventavano Giuseppe e viceversa. Adesso, con le nuove tecnologie, non si corrono più questi rischi, basta premere un tasto sul computer e il nome si recupera. Rimane il problema dei corto circuiti mentali di chi lavora sempre con un occhio alla lancetta dei minuti. Mi capitò una volta di scrivere al volo una didascalia in cui facevo un dotto riferimento alla lotta "tra Golia e il gigante". Mi salvò un impaginatore, Ercole Bazzurro, ex terzino sinistro del Genoa: mi telefonò dalla tipografia dicendo "Scià me scuse, ma scià l'ha scritu unn-a belinata". Ogni volta che l'incontro, l'abbraccio.
martedì 13 gennaio 2009
L'alpino Will Smith
Da ragazzo mi arrampicavo con gli amici verso la Madonna della Guardia scandendo il passo sulle note del "testamento del capitano", una canzone alpina della prima guerra mondiale. Aveva il ritmo giusto e raccontava la storia di un capitano morente che chiedeva di dividere il suo corpo in cinque pezzi, da inviare alla patria, al battaglione, alla madre, alla fidanzata e anche alle montagne "che lo fioriscano di rose e fior". La canzone mi è ritornata in mente quando ho letto la trama del nuovo film di Muccino "Sette anime": una vicenda drammatica che vede il protagonista, Will Smith, destinare sette parti del suo corpo ad altrettante persone bisognose di un trapianto. Incuriosito dalla parziale coincidenza del tema ho fatto un po' di ricerche e ho scoperto che l'idea del dono del proprio cadavere fatto a pezzi risale addirittura al 1528, quando fu composta la ballata "Il testamento del marchese di Saluzzo". In questo antico canto, raccolto da Costantino Nigra, il moribondo destinava la sua testa alla madre, il cuore alla fidanzata e il resto del corpo, diviso in due parti, al Saluzzese e al Monferrato. A quei tempi era un'idea preromantica con risvolti macabri, ai nostri giorni è divenuta una scelta razionale e soprattutto utile.
mercoledì 7 gennaio 2009
Questione d'incomincio
Nessun vocabolario degno di tal nome registra il sostantivo "incomincio". I cronisti d'antan sanno tuttavia che cosa significhi: era usato nelle redazioni per indicare l'inizio di un articolo, la frasetta introduttiva che doveva indurre il lettore a non abbandonare il colonnino capitato sott'occhio. Certe volte l'incomincio era più attraente del titolo, altre cedeva invece alla frase fatta, all'ovvietà: ad esempio, per una nevicata come quella di oggi, si scriveva, per commuovere le vecchie signore: "E' arrivata la bianca visitatrice". Chi inventò la parola "incomincio"? Pare che sia stato un cronista del Decimonono degli anni Quaranta, afflitto dal complesso della pagina bianca: quando doveva scrivere un articolo passava di collega in collega implorando: "Mi fai l'incomincio?". Ottenuta la frasetta iniziale andava avanti come un treno, perché era un giornalista diligente e bene informato. Una volta si fece coraggio e decise che l'incomincio l'avrebbe scritto lui: la redazione, attonita, seguiva le sue mosse. Infilò un foglio nel rullo della Remington, batté brevemente sui tasti e subito appallottolò la pagina. La scena si ripeté per una decina di volte, poi il cronista si arrese e ritornò all'antica implorazione: "Mi fai l'incomincio?". Qualcuno raccolse le pagine spiegazzate per scoprire cosa mai avesse scritto il collega: per dieci volte aveva ripetuto "Che non mi venga l'uzzolo di...". Provate voi ad andare avanti, se ci riuscite.
martedì 30 dicembre 2008
Favola di fine anno
La suorina che accudiva una giovane in coma da molti e molti anni, passava il tempo guardando, su un piccolo televisore, la trasmissione dei pacchi. Conosceva ormai a menadito i rituali del notaio, le scaramanzie sui numeri, gli sfoghi del presentatore, le tattiche del "dottore" che telefonava offrendo denaro ai concorrenti per indurli ad abbandonare. Sapeva anche, a memoria, la frase di rito con cui i concorrenti respingevano le offerte. Forse anche la giovane in coma, nel suo misterioso buio, aveva imparato tutte queste cose, sera dopo sera. Poi arrivò il dottor Morte, con le sue certezze: disse al corpo immobile "Allora, vogliamo farla finita?". Un attimo dopo risuonò nella stanza, per l'ennesima volta, la frase di rito: "Ringrazio il dottore, rifiuto l'offerta e vado avanti". Chi aveva parlato? La suorina, una concorrente dei pacchi o la giovane in coma?. Il dottor Morte non riuscì ad accertarlo. Si spaventò, chiuse la sua borsa e andò via. Nessuno, quella sera, aprì il pacco X.
sabato 27 dicembre 2008
Settecento a due
Al vecchio idolo di Genova, Fabrizio De André, si è affiancata una nuova icona ligustica, il calciatore Antonio Cassano, delizia del popolo blucerchiato. Se fossero vissuti contemporaneamente avrebbero avuto in comune il volto segnato da un cospicuo passaggio dell'acne giovanile, una tendenza a uscire dalle regole e una certa stima per gli amori che non impegnano il sentimento o, al massimo, lo coinvolgono per il tempo di una fermata d'autobus. Le settecento donne che il calciatore dichiara di aver avuto non sono state certo protagoniste delle classiche "nove settimane e mezzo" che, da quando è uscito il film, costituiscono il periodo strettamente necessario per dare un minimo di coinvolgimento a un rapporto, allontanando il sospetto del mercimonio: se così stessero le cose, occorrerebbe infatti ammettere, per Cassano, una ventennale presenza sulla breccia, un'iniziazione ai tempi dell'asilo e una serie infinita di partite giocate sulle ginocchia. Di fronte al risorto Casanova, il rimpianto De André, con tutta la sua chitarra, fa la figura della matricola. Orbato di Marinella, gli si accreditano, così a memoria, due soli amori corsari, forse soltanto letterari: la celeberrima Bocca di Rosa e la "graziosa" di via del Campo. Gli riuscì di superare quel Piero che giace sepolto in un campo di grano ma non seppe o non volle emulare Carlo Martello. Intanto, però, De André avrà la sua apoteosi al Palazzo Ducale di Genova in una mostra che durerà da gennaio a maggio, mentre Cassano, nello stesso periodo, dovrà accontentarsi degli applausi, a pause quindicinali, della gradinata Sud. Certe volte non basta neppure una vittoria per settecento a due.
mercoledì 17 dicembre 2008
Il gatto nel sacco
Ci risiamo con la guerra uomo-donna. Questa volta si litiga sull'età pensionabile da equiparare. Ma perché mai lo Stato decide i suoi comportamenti in base al sesso dei suoi cittadini? La risposta viene da molto lontano, da quando il concilio di Trento istituì i registri parrocchiali dei battesimi con l'indicazione del sesso dei neonati. Prima, nel Medioevo, le cose non erano così chiare: si pensi che, prima di proclamare l'elezione di un nuovo Papa, i cardinali dovevano accertare che l'eletto fosse veramente un uomo. Tra i monelli romani "far Papa" qualcuno significava tirargli giù i pantaloni a tradimento. L'idea di dividere per sesso i neonati piacque sia agli istitutori dell'anagrafe napoleonica sia ai codificatori dello Stato Civile creato dopo l'unità d'Italia: ai governanti faceva comodo identificare in tal modo i maschi da chiamare alle armi diciotto anni dopo. Adesso, però, il servizio militare non è più obbligatorio: che sia venuto il momento di abolire il valore legale del sesso? Si risolverebbero molti problemi sul tavolo: ad esempio quelli delle retribuzioni differenziate e dei matrimoni omosessuali. Certo, potrebbe capitare di scoprire, la notte di nozze, che il proprio coniuge non è del sesso che si pensava. Data però la diffusione dei rapporti prematrimoniali, quasi nessuno compra più "il gatto nel sacco", come diceva una mia vecchia, disinibita amica.
venerdì 12 dicembre 2008
Gratis all'Acquario
Genova, piazza della Nunziata, giovedì mattina. Passa un autobus con una serie di pinguini dipinti sulla fiancata. Più in basso una scritta: "Se hai visto un pinguino su un autobus hai bisogno di una visita. All'Acquario". Penso "Questo pubblicitario l'ha proprio azzeccata, è un'idea spiritosa e geniale". Sono certo, tuttavia, che il suggerimento non abbia avuto alcun effetto su di me: infatti non mi è venuta la minima voglia di andare a trovare i pesci. Passa la giornata fra un impegno e l'altro, poi a letto per il riposo notturno. Mi risveglio al mattino dopo e mi rendo conto di aver compiuto in sogno una visita minuziosa a tutte le vasche dell'Acquario, tartarughe e meduse comprese. Ho sperimentato così la potenza della pubblicità. Credevo di essere del tutto impermeabile a questo tipo di messaggi, invece devo ammettere di essere stato invaso a livello subliminale. Unica rivalsa di fronte a una sconfitta così clamorosa è una consolante certezza: per entrare in sogno all'Acquario non ho pagato il biglietto.
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