La bersagliatissima Noemi, smentendo l'ex fidanzato, ha dichiarato "Gino s'è inventato la qualunque". A quel punto sono entrato in crisi, perché un simile modo di esprimersi mi giungeva del tutto nuovo. Ho atteso invano reazioni: che so, un articolo di Severgnini, l'annuncio di un aggiornamento del dizionario Devoto-Oli. Invece niente. Ha aumentato il mio sconcerto la constatazione che "la qualunque" gode in Internet di ben 1.470.000 citazioni. Mi è sembrato di essere il pastore Aligi, quello che dormì settecent'anni. Il colpo di grazia me l'ha dato un autista intervistato ad "Anno Zero" : parlando della variabilità dei carichi che trasporta, ha detto "Sul mio camion ci può essere la qualsiasi". Sempre più incuriosito ho indagato via computer e ho scoperto che "la qualunque" è un'espressione tipica palermitana e che esiste anche la macchietta dell'onorevole Cetto Laqualunque creata dal comico Albanese. Siccome questo folle personaggio viene rappresentato nella rubrica serale di Fabio Fazio, mi sono finalmente spiegato il perché del tranquillo silenzio dei commentatori: evidentemente guardano tutti la trasmissione di Fazio. Io, invece, no. Ben mi sta.
P.S. La giovane donna delle cui dolorose vicende vi ho parlato nel blog "Le dita" non ce l'ha fatta. Purtroppo nel mondo reale succede che una bella favola non abbia un lieto fine.
lunedì 8 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
Contro corrente
Si è spento, ancora in buona età, il giornalista Mauro Bocci, mio compagno di lavoro per parecchi anni. Era un personaggio d'indubbio ingegno, intessuto però di ostinazione nell'andare contro corrente, nell'evitare il lato normale della vita. Dopo aver elaborato a lungo un romanzo scritto con un linguaggio sperimentale del tipo "Horcynus Orca", lasciò il giornale pensando che un lavoro fisso e un ottimo stipendio fossero freni insostenibili per l'espansione della sua creatività. Negli ultimi anni l'avevo perso un po' di vista, poi l'incontrai, ma invece di elencarmi successi letterari mi parlò del figlio che gli era nato e gli occupava la vita. Di Bocci ricordo un curioso siparietto messo in atto quando Bettino Craxi, allora Presidente del Consiglio, venne in visita al Secolo XIX. Naturalmente gli andammo tutti incontro per salutarlo e fargli gli onori di casa; tutti tranne Mauro che rimase ostentatamente seduto davanti alla macchina da scrivere. Craxi se ne accorse, ci piantò in asso e andò ad attaccare discorso con il renitente. Bocci rispose a monosillabi, quasi senza guardare l'interlocutore, tanto che Bettino si scoraggiò e ritornò da noi, ospiti meno scorbutici. Quando la visita finì, ricordai a Mauro, sorridendo, lo stornello romanesco su "Giovannino lo speziale" che, mentre suonavano l'inno reale, "essenno socialista restò a sede". Rispose: "Mi dai torto?" "T'importerebbe?" "No" "E allora...".
venerdì 29 maggio 2009
Corridoio 24
Va di moda il "corridoio 24" che collegherà su rotaia Genova e Rotterdam, porti essenziali per i traffici tra l'Europa e il resto del mondo. Il corridoio si farà, i protocolli sono firmati, pare addirittura che ci siano anche i soldi. Nessuno si chiede, tuttavia, quale vantaggio potrà derivare da quel collegamento. Mettiamo che l'architetto vi mostri una piantina della vostra nuova casa e vi faccia notare, come idea geniale, un corridoio disegnato per unire direttamente i due bagni. Gli chiedete: "Ma a che serve, in pratica?" e lui vi risponde: "Supponga che nel primo bagno sia finito il dentifricio, percorrendo quel corridoio lei può rimediare facilmente al contrattempo". A quel punto voi pregate il professionista di voltarsi e lo prendete a calci. Nessuno si è invece preso la minima pedata quando ha proposto di collegare Genova e Rotterdam, porti da sempre in concorrenza e animati da un reciproco, sincero odio. Quel corridoio potrà servire al massimo per far giungere in uno dei due scali un container sbarcato per errore nell'altro: un caso dentifricio, appunto. In realtà, ciò che fa gola è la prima stazione intermedia del corridoio: ufficialmente parliamo di Rotterdam e non di Frugarolo o di Valmadonna per non mettere in dubbio il nostro prestigio mondiale e, soprattutto, per incamerare fondi comunitari; ma la vera meta europea di Genova continua a essere il vigneto di Paolo Conte.
domenica 24 maggio 2009
Il malloppo
La storia dei due neozelandesi fuggiti con dieci milioni di dollari versati per sbaglio sul loro conto corrente ha avuto una risonanza mondiale. Commentandola, una giornalista del "Corriere" ha fatto la sua bella figura perché ha rivelato di aver ricevuto un "regalo" analogo dalla sua banca e di aver subito segnalato l'errore. Io farò invece una figuraccia perché ammetto d'aver tifato per un mio compagno di lavoro che, invece, i soldi proprio non li restituì. Accadde in era pre-computer, quando i movimenti si registravano su schede cartacee. L'onesto (almeno fino ad allora) lavoratore, che guadagnava trecentomila lire al mese, si trovò sul risicato conto bancario un versamento di quattordici milioni. Li ritirò immediatamente, ma non fuggì come i neozelandesi, si mise semplicemente in attesa: "Quando me li chiederanno - ragionava - pretenderò una percentuale per il disturbo ricevuto". Accadde invece l'incredibile: nessuno reclamò il malloppo. O meglio, chi aveva perduto i soldi strillò, eccome; la banca, però, non riuscì a scoprire dove fosse finita la somma. E questo - si suppose - perché l'indagine era stata fatta solamente sui conti che avevano una giacenza superiore all'entità del denaro scomparso, saltando la scheda del mio amico che in quel momento era quasi in rosso. Come finì? La ricchissima banca risarcì il danno e il mio amico estinse il mutuo.
martedì 19 maggio 2009
Pediluvio
Tutti (penso) mettiamo da parte, durante l'anno, qualche pagina di giornale che contiene un riferimento alla nostra persona oppure una notizia "da conservare". La pagina finisce in un cassetto e non la guardiamo più per anni, fino a quando non salta fuori durante la "settimana dei buoni propositi" caratterizzata dallo slogan "Adesso butto via tutto". Durante la revisione, le notizie che allora vi sembravano indispensabili non sembrano più tali, ma la pagina rimane ugualmente nel cassetto, perchè in un angolo fino ad allora ignorato avete scovato altre righe che vi hanno riaperto un mondo ormai remoto. Mi è capitato ieri, con una pagina del Decimonono del 3 gennaio 1975: vi ho letto questo incunabolo delle diete per dimagrire che adesso dilagano: "Alle otto un tè senza zucchero, poi un prolungato lavaggio delle mani in un bacile colmo di tè. Verso le dieci un cucchiaino di miele e, un'ora dopo, ancora un bicchiere di tè amaro. Verso mezzogiorno cento grammi di pesce o di carne lessata senza sale e, prima di cena, il solito cucchiaino di miele con un prolungato pediluvio nel tè; poi cento grammi di verdura lessata". Cura riservata agli uomini, assicurata la perdita di dieci chili in quindici giorni. Penso che, per i seguaci della prescrizione, sia insorto il problema di uscire dalla vaschetta del pediluvio: come farcela, con quella debolezza?
giovedì 14 maggio 2009
Le dita
Lo incontro tutte le mattine, quando vado a comprare i giornali. L'interrogo con lo sguardo e lui si sfoga. Sua moglie ha avuto una grave crisi cerebrale, i medici la tengono in coma farmacologico ma non assicurano che quello stato sarà reversibile. Ieri un nuovo racconto: "Sono andato a trovarla come ogni giorno e le ho parlato a lungo, anche se sapevo che era fuori conoscenza. Poi ho appoggiato una mano sul lenzuolo, accanto alla sua. Improvvisamente lei ha mosso le dita e, piano piano, è venuta a cercare le mie. E' uscita dal buio". Quel tocco dall'ignoto potrebbe farmi evocare il mito di Orfeo, di Euridice. Mi accorgo invece di non accontentarmi, per una volta, di parole antiche; neppure il ricordo di Eluana mi assorbe del tutto la mente. Penso piuttosto al mistero della vita del giovane uomo che ho di fronte: ha incontrato la sua donna per caso, dall'altra parte del mondo, a Buenos Aires. Si sono innamorati e lui se l'è portata a Genova. Adesso il male, improvviso, devastante, ha sconvolto la loro vita, ma ha dato anche la riprova di quella scelta reciproca: lei ha sconfitto il coma per cercare le dita di lui. Chiedete a uno scienziato quale sia il segreto di queste unioni così totali: vi parlerà senza dubbio di affinità genetiche, di compatibilità chimiche. Lasciatelo perdere, chiedete a un poeta: vi convincerà che l'amore esiste davvero.
sabato 9 maggio 2009
Il robot
Scusate se mi do delle arie, ma credo d'aver conquistato un posticino nel Guinness dei primati: probabilmente sono stato il primo a fare la "supercàzzola" a un robot. E' successo mentre cercavo di mettermi in contatto con un ufficio comunale di Genova per sapere se erano arrivati i moduli della dichiarazione dei redditi. Fino a un paio d'anni fa sulle "Pagine bianche" venivano elencati i numeri ufficio per ufficio ed era una gran comodità; ora invece c'è un numero unico che fa capo a un supercentralino automatico governato da un robot. Ho fatto la chiamata e una voce registrata mi ha ingiunto: "Dica a quale ufficio vuole essere collegato". L'ho detto. Il robot ha replicato: "Ripeta, per favore". A quel punto mi è scattata la voglia di una zingarata e - memore di Tognazzi - ho sillabato: " Con scappellamento a sinistra". Il robot è rimasto interdetto, poi si è arreso, dicendo quasi a malincuore: "Le passo un operatore del centralino". Sono così entrato in contatto con una telefonista che probabilmente stava facendosi le unghie in attesa che il robot s'impappinasse. Parlando tra umani, ho potuto spiegare alla signorina il mio problema e in un attimo ho ottenuto l'agognato collegamento. Sono esperienze tipiche di una città come Genova, ricca di circa diecimila dipendenti comunali più un robot che non ha mai visto "Amici miei".
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