Abbiamo letto sui giornali che Elio Letizia, padre di Noemi, ha usufruito della prescrizione per tirarsi fuori da un processo per bustarelle. Una faccenda da molti milioni di lire, secondo l'accusa. I fatti risalivano al 1993, quando il Letizia lavorava presso l'assessorato all'Annona di Napoli e si occupava del rilascio di licenze di commercio. Sarebbe una storia poco interessante, se non ricalcasse una vicenda accaduta a Napoli, nell'Ottocento, a un funzionario del regno borbonico che aveva lo stesso incarico di Letizia. Il pubblico dipendente, chiesta udienza a re Franceschiello, si era umilmente lamentato con il sovrano per la pochezza del proprio stipendio: "Dopo tutto - aveva aggiunto - ho un ruolo non secondario nell'amministrazione del Regno, io sono quello che firma le licenze di commercio". "E tu non firmare" gli consigliò il re, congedandolo. L'impiegato mangiò la foglia e mise a frutto il suggerimento. Mesi dopo, Franceschiello, mentre passava in carrozza per il centro di Napoli, vide un magnifico tiro a quattro che superava in fasto il cocchio reale: incuriosito si sporse dal finestrino e riconobbe nell'elegante passeggero l'addetto alle licenze di commercio. Allora gli gridò: "Firma, firma, o ti mando a Gaeta!" cioè in galera. Evidentemente Franceschiello considerava illecito non il furto, ma l'eccesso di refurtiva. E i Franceschielli di oggi, come la pensano?
giovedì 16 luglio 2009
mercoledì 8 luglio 2009
Arriva Pinuccia
Sono i giorni della "rumenta", i genovesi hanno appena pagato l'onerosa tassa sui rifiuti ed ecco che si annuncia un rimpasto della giunta cittadina, con l'arrivo di un nuovo assessore all'ambiente, Pinuccia Montanari. E' una temuta rappresentante dei Verdi e ha pensato bene di trasferire a Genova i suoi metodi (raccolta differenziata, spazzatura quasi zero), dopo aver racimolato nelle ultime elezioni a Reggio Emilia (dove ha imperato per cinque anni) un misero bottino di 70 voti di preferenza. Dicono che circolare con in mano un sacchetto di rifiuti diverrà più rischioso che andare a spasso con una retina piena di bombe a mano. Era dai lontani tempi (anni Sessanta) di Fernanda Pedemonte che l'igiene cittadina non conosceva simili tempi duri. La professoressa Fernanda era divenuta il terrore degli alimentaristi, ai quali aveva imposto peraltro regolette ovvie, come l'uso della bustina copri capelli e la separazione tra le dita che maneggiavano il prosciutto e quelle che contavano i soldi. La battaglia più originale della tutrice della salute pubblica aveva avuto come obiettivo la cordicella elastica che teneva (e tuttora tiene) compatto il pollo cucinato allo spiedo: il ragionamento era semplice, il caucciù bruciato dalla fiamma diventa cancerogeno. Non si capisce in base a quale contro-ragionamento continuiamo, da allora, a trovarci nel piatto quella gomma "flambée". Che ne dirà la signora Pinuccia?
venerdì 3 luglio 2009
Il bacio
Vedere per strada innamorati che si baciano è ormai un fatto usuale. Negli anni Cinquanta, invece, ancora non conveniva: c'era l'infrazione legale e, inoltre, le ragazze temevano di essere viste da qualcuno che le conosceva. Così ci si rifugiava nei cinema, nei portoni, magari negli ascensori. Non mancava, però, chi sfidava più apertamente leggi e convenzioni. Capitò che una coppietta ebbe l'audacia di baciarsi sulla spiaggia proprio davanti a un tizio che stava prendendo il sole: che sfortuna, era un pretore. Identificazione, denuncia, processo, condanna a un'ammenda. Il tutto fu puntualmente riferito dal cronista giudiziario del "Lavoro", Giuseppe Gino Martini, che scrisse un resoconto assolutamente neutro ma poi scese in tipografia e si mise d'accordo con il linotipista incaricato di comporre quelle righe: "Qui dove c'è la erre ci metti invece una enne, capito?". Così il giorno dopo i lettori del "Lavoro" poterono leggere: "Al termine del breve dibattimento il pretone ha condannato i due fidanzati a un'ammenda". Apriti cielo, il magistrato s'infuriò e minacciò un procedimento; ma il direttore del giornale, presentandosi con il rotolo degli originali degli articoli, potè dimostrare, carta alla mano, che Martini aveva scritto pretore e non pretone. Nessuna ingiuria, quindi, ma solo uno sfortunato incidente. Proprio come quello del bacio davanti al giudice.
venerdì 26 giugno 2009
I bigatti
Di questi tempi, quando ero ragazzo, i contadini padani mettevano ancora i mobili di casa sull'aia e cominciavano a vivere all'aperto: l'interno della cascina veniva infatti occupato dai graticci per i "bigatti", i bachi da seta che furono poi resi obsoleti dall'avvento del nylon. Io feci in tempo a partecipare a una delle ultime "campagne", che iniziavano ponendo su foglie di gelso la "semenza", composta da bigatti tanto piccoli da risultare quasi invisibili. Cominciava allora il miracolo della crescita: si udiva nelle stanze un ronzio provocato da migliaia di minuscole mandibole che facevano sparire a poco a poco le foglie di gelso, come in un gioco di magia. Poi, giorno dopo giorno, i bigatti diventavano visibili, sempre più grossi, bianchi e grassi, finché non facevano il loro bozzolo, filando la preziosa seta. Il mio compito consisteva nell'andare a procacciare sacchi di foglie, lungo gli argini dove i gelsi segnavano i confini e producevano grosse more, meno gustose di quelle dei roveti. Quando finirono i bigatti, finirono anche i gelsi: a milioni vennero sradicati, i contadini dicevano che ormai non servivano più e facevano dannosa ombra alle semine. Di quell'esperienza mi è rimasto soprattutto il ricordo del ronzio segreto di migliaia d'invisibili mandibole: talvolta mi pare di riascoltarlo, specie quando qualcuno parla di buchi nei pubblici bilanci.
martedì 23 giugno 2009
La movida
Proteste a Genova e in altre grandi città per la "movida" notturna, che lascia strascichi di bottiglie rotte e di portoni presi per vespasiani. Questo rumoroso e inquinante raduno di giovani è senza dubbio un segno di malcostume, ma, al contrario di quanto si crede, non è figlio del nostro tempo: esisteva già nell'Ottocento, tanto che Genova aveva creato un nucleo di vigili addetti alla repressione delle licenze orinatorie notturne. I gaudenti acculturati li chiamavano "guardie della speranza", giocando tra "elpìs" (appunto speranza, in greco antico) ed "el pis" che non ha bisogno di traduzione. Una sera il giornalista Gandolin (ottima forchetta e valoroso bevitore) scommise che avrebbe innaffiato una strada del centro addirittura con il beneplacito d'un sorvegliante. All'uscita da una trattoria di salita Santa Caterina si accostò al muro e versò in terra una bottiglietta d'acqua che si era messa in tasca. Subito accorse un vigile che lo accusò d'aver fatto pipì illegalmente: "Lei si sbaglia - rispose Gandolin - anzi, mi lasci andare perché proprio mi scappa". "Figuriamoci - ribatté il sorvegliante - l'ha appena fatta, l'ho visto io. Provi a rifarla, se ci riesce, l'autorizzo". "Come desidera" esclamò Gandolin e allagò la salita sotto gli occhi dell'esterrefatto tutore. Penso che il buon guardiano abbia passato il resto della vita a cercare la soluzione del mistero.
giovedì 18 giugno 2009
A denti stretti
Parliamo un po' di Debora Serracchiani, promossa a pieni voti dalle urne europee. La candidata del PD merita una citazione al merito, non tanto per aver ottenuto quasi 175mila preferenze, quanto per aver convinto 175mila italiani a scrivere sulla scheda il suo non facile cognome con il giusto numero di erre e di ci: il che, in un paese che soffre molto per l'analfabetismo di ritorno, è davvero un grande risultato. La Serracchiani ha anche il pregio di sembrare un'adolescente; la si direbbe una Sabrina un po' più in carne, invece è una signora dalla piena maturità: detto in sintesi, non è una Noemi ma una Naomi, nata nel 1970 come la "Venere nera". Un tratto caratteristico della neo onorevole è quello di parlare sempre a denti stretti, con la mandibola inchiavardata. Supera in questo il segretario del PD, Franceschini, che ha un po' lo stesso tic ma qualche volta, memore delle sue origini ferraresi, una bella risata a bocca aperta se la fa. Debora, invece, forte della sua voce chiarissima, non cede e si limita a ridere piacevolmente tra gli incisivi. Potrebbe essere una genovese "ad honorem": la gente della Lanterna era celebre una volta per il suo "strinsu i denti e parlo cieo". Ora aspetto di scoprire come la nuova deputata europea se la caverà al momento decisivo: non quando D'Alema parlerà al congresso PD, ma quando il dentista le dirà "Apra!".
sabato 13 giugno 2009
Il velista
Ricordi senza lacrime per il mio sorridente amico e collega Beppe Barnao, che a 84 anni è stato sollevato dal fastidio del bastone, lui che aveva corso, a vela, tutti i mari del mondo. L'hanno commemorato in molti per i suoi meriti sportivi e giornalistici; nessuno però - credo - ha raccontato che Beppe, prima di dedicarsi totalmente alla carta stampata, era stato un amatissimo maestro elementare. Gli era toccata una classe nella scuola Garaventa, popolata di figli degli "ultimi"; lì, dopo un difficile approccio, s'era inventato un concorso che aveva scatenato l'entusiasmo dei ragazzi: "Chi è più bravo a lavarmi la macchina?". Gli allievi avevano scoperto il piacere di un lavoro ben fatto e lui ci aveva guadagnato l'auto più lustra del quartiere. Come tutti gli uomini di mare, Barnao nascondeva un po' di pirateria nel sangue, amava sfidare le regole. Quando fu inventata la "Vanoni" (antenata dell'attuale "Unico") rifiutò categoricamente di compilare la dichiarazione e rimase per parecchi anni, indisturbato, nel limbo dei contribuenti. Poi, in occasione di un condono, andò al palazzo delle Finanze per costituirsi nelle mani del fisco. Si fece amici, immediatamente, tutti gli addetti, che lo coprirono di consigli per pagare il minimo. Il direttore gli confidò: "Se lei non si fosse presentato, non l'avremmo mai scoperto". "E' giusto così" rispose Beppe. Ma, voltato l'angolo, si morse la mano.
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