mercoledì 22 febbraio 2012

Farfalle

Come si colloca, culturalmente, la scandalosa "farfalla" di Belèn al Festival di Sanremo? Direi abbastanza lontana dalla "Farfalla di Dinard" cara a Montale e più prossima alla "Vispa Teresa": "La vispa Belèn / mostrò la coscetta / e poco più in su / gentil farfalletta...". La fragile abitante del Creato ha avuto, nel tempo, una certa varietà d'impiego, nel linguaggio e nella realtà: quand'ero giovanotto, un tizio "pieno di farfalle" era in realtà inseguito da cambiali scadute. Andando più indietro negli anni, ricordo addirittura farfalle per uso bellico: alle elementari, in piena guerra mondiale, facevamo esercitazioni per limitare i danni dei bombardamenti; ad esempio, imparavamo a neutralizzare gli spezzoni pieni di fosforo che si rompevano cadendo e s'incendiavano a contatto con l'aria (per spegnerli, bisognava immergerli in un secchio pieno di sabbia). Bene, una volta, durante quelle lezioni, ci mostrarono una farfalla esplosiva lasciata per strada da un sabotatore: si capiva benissimo che non era naturale, aveva piuttosto l'aria di un giocattolo perduto da un bimbo. Ancor più insidiosa, quindi. Forse, anche la farfalla di Belèn è un ordigno bellico: è stata l'arma segreta di un Festival traballante.

giovedì 16 febbraio 2012

Conigli

Se ritornassi a scuola e mi dessero come tema "I conigli della mia vita", non andrei oltre la paginetta: citerei un film in cui James Stewart aveva per amico un coniglio invisibile di nome Harvey, il Messer Bianconiglio di Alice nel Paese delle Meraviglie e lo strafottente Bugs Bunny dei cartoni animati. Tutto qui, arrosti e "umidi" a parte. Apprendo ora dal Decimonono del 9 febbraio che c'è chi va ben oltre le conoscenze letterarie e cinematografiche. Un lettore scrive, infatti, di possedere un coniglio nano dal carattere scorbutico e chiede come deve regolarsi. Risposta, giochi con lui, ma non a casaccio: "Ci sono delle regole fondamentali - spiega l'esperto - per chi decide di giocare insieme al proprio coniglio, come ad esempio fornire sempre un segnale d'inizio e di fine del gioco, interrompere il gioco quando il coniglio è felice poiché ha appena ottenuto un successo e ha ancora molta voglia di giocare. Fare sempre giochi che il coniglio è in grado di eseguire nonché capire sempre il suo stato emotivo durante il gioco...Inoltre il gioco deve essere cambiato spesso, in modo che sia sempre diverso e interessante". Figlioletti annoiati e trascurati, datemi retta, travestitevi da conigli.

venerdì 10 febbraio 2012

La lezione

A Vienna si è aperta una scuola di sesso, con lezioni piuttosto esplicite. Se il signor Rocca fosse ancora tra noi mi direbbe: "Scià l'ha vistu?" (Ha visto?). Rocca era il factotum dei redattori del Decimonono: sbrigava piccole commissioni, in cambio di una mancia; andava sempre a piedi e per questo lo chiamavano Rocca delle Camminate: un divertente nomignolo che evocava la Rocca delle Caminate (con una sola emme) "buen retiro" del Duce. Rocca veniva al giornale anche a tarda sera; imprecando agli sprechi, faceva il giro delle scrivanie per spegnere le lampade dimenticate accese. Poi si sedeva e cominciava a raccontare. Scapolo, parsimonioso per principio, qualche volta non badava a spese: aveva un debole per gli amori mercenari, che consumava in un alberghetto del centro città. Una sera, mentre era in camera, fu convocato dall'albergatrice: erano arrivati due sposi in viaggio di nozze e si erano rivolti a lei per un consiglio, non sapevano "come si faceva". Quale miglior consulente del Rocca? Il nostro amico se l'era sbrigata suggerendo che la coppia assistesse alla sua "performance" e prendesse nota. "Ma non aveva vergogna, sciù Rocca?" "Ma io l'ho fatto pe' quelli povii figgieu!".

sabato 4 febbraio 2012

Infanzia

Ho sentito raccontare, in famiglia, di un bambino di due anni che, ricevuto in dono un libro con tante illustrazioni, ha cominciato a far scorrere la mano sulla copertina pensando che fosse un Ipad: quando le figure non si sono mosse è rimasto molto deluso. La tecnologia "touch screen" ha dunque raggiunto la più tenera infanzia, complici scriteriati genitori: a Napoli direbbero "A pucchiàcchiera in mano 'a creatura" e mi rifiuto di dirvi che cosa sia questa pucchiàcchiera. Ho superato comunque la deprimente informazione di cui sopra, grazie a due novità che mi sono giunte molto gradite. La prima riguarda quelle banche on line che sembrano entità eteree e impalpabili, come gli angeli: ebbene. una di esse è ritornata tra noi, aprendo banali ma rassicuranti filiali in muratura. L'altra notizia, analoga, rivela la conversione della libreria universitaria di Padova, titolare di un nutrito catalogo di ebook, cioè di libri leggibili solo elettronicamente: ora la libreria stamperà a richiesta, su carta, alcuni volumi di quel catalogo e aprirà anche un punto vendita "fisico". Sono posticini di normale lavoro che rinascono, alla faccia delle invenzioni stellari di Bill Gates e Steve Jobs.

domenica 29 gennaio 2012

Vallechiara

Una volta si diceva: "E' il periodo delle ciliege" oppure "E' il mese delle castagne". Sbiadito il contatto con la natura, anche i fim di Natale vengono bene per scoprire il succedersi delle stagioni: diciamo infatti "E' il periodo dei cine-panettoni". Quest'anno De Sica e la Ferilli hanno vissuto le loro avventure a Cortina, sulla neve, facendo molto meglio di Boldi, protagonista di un analogo film girato, qualche anno fa, sulle montagne invernali. Al primo posto in classifica, però, rimane (almeno a mio parere) un film "innevato" di tantissimi anni fa, che s'intitolava, nella versione italiana, "Serenata a Vallechiara" ed era stato girato nella celebre Sun Valley dell'Idaho. Quella pellicola arrivò da noi al seguito degli Alleati e portò con sè la prima ondata di gioia di vivere del dopoguerra: Sonia Henie danzava sui pattini da ghiaccio e tutto il resto erano sciate, intrighi amorosi da commediola, sorridenti equivoci: proprio roba da cine-panettoni. E allora, chi faceva la differenza? Direi senza esitare l'orchestra di Glenn Miller, impegnata al meglio nell'eseguire "In the Mood" e due canzoni che tutta l'Italia cantò per mesi: una diceva "Dimmi perché il vento la sera....", l'altra imitava il trenino delle nevi, il celebre "Chattanuga ciuf ciuf". De Sica, si procuri una gran bella canzone e io rivedrò la classifica.

lunedì 23 gennaio 2012

Asciugamani

Mia nipote Annalisa è stata in gita a Madrid ed è ritornata con la foto di un cartello a stampa esposto nell'albergo che l'ha ospitata. L'avviso è scritto in più lingue, ognuna preceduta dalla bandiera nazionale; nella foto si vedono il testo francese e quello italiano: il primo è del tutto normale, il secondo sembra scritto dal traduttore automatico di Internet. Dice esattamente: "Utilizzare il asciugamani responsabile. Non utilizzare il telo di rimuovere il trucco o scarpe pulite tuo. Evitare di utilizzare peraltri scopi che personale di essiccazione. Asciugamani lost rotto o sporcato da sviamento verrà addebitato sul conto del cliente e rese disponibili. A costo di € 6 per asciugamano interessati". Non avrei mai pensato che in Spagna il livello di conoscenza della lingua italiana fosse così basso: sarebbe il caso di allertare la "Dante Alighieri", l'istituzione che si propone di diffondere nel mondo il nostro idioma. Alla "Dante", che ha lanciato la campagna "Adotta una parola", potremmo proporre la variante "Adotta un cartello", così non saremmo più costretti a piangere sull'italiano assassinato dagli iberici. A proposito, sarà permessa, in quell'albergo, l'"essiccazione" delle lacrime con l'asciugamano?

martedì 17 gennaio 2012

Concordia

Al paese di mia madre, Fiorenzuola d'Arda, usano (o usavano) un'espressione piuttosto forte per commentare un accumulo di disgrazie su un unico malcapitato: "Al can rugnùs, ag va adré al muschi": il cane con la rogna è anche tormentato dalle mosche. La frase mi è ritornata in mente quando ho saputo del naufragio all'isola del Giglio: una nuova pagina nera da mettere sul conto dell'"italiano tipico" così come è visto in Europa. Più che indignarmi, il comportamento del comandante della "Concordia" dopo la sciagura mi ha sbalordito, anche se sono ben conscio che è finita l'epoca in cui il capitano considerava un onore irrinunciabile perire con la propria nave. Non era, quello, un uso perduto nella notte dei tempi: negli anni della scuola elementare, a Chiavari, avevo ogni giorno davanti agli occhi un quadretto con la fotografia del tenente di vascello Luigi Risso, medaglia d'argento, affondato con la sua torpediniera nel 1940. Quell'immagine ornava la mia aula perché Risso era il padre del mio compagno di banco, Stefano. Da allora, il mio immaginario considerava tutti i capitani di mare personaggi quasi mitici per il loro senso del dovere. Fino al 13 gennaio, alla vergogna del Giglio.