domenica 22 aprile 2012
Il ritorno
Il tema dell'emigrazione è di grande attualità, ma ci si sofferma più sulle partenze che sui ritorni. L'altro giorno mi è riaffiorato nella memoria un episodio di tanti anni fa: mentre stavo pranzando al ristorante "Cavallo grigio" di Silvano d'Orba, la padrona del locale, la signora Maria, mi disse sottovoce: "Vede quei due al tavolo d'angolo? Quello a destra è uno di Silvano che, dopo quarant'anni, è ritornato dall'America. Mi ha detto che voleva offrire un pranzo a uno della sua età rimasto sempre a Silvano. L'ho trovato, ma non si erano mai conosciuti. Temo che rimanga deluso...". La conversazione al tavolo, infatti, andava avanti a stento. Poi arrivò un vecchio fisarmonicista che attaccò, con la voce e con il suono, una canzone degli emigranti che non avevo mai sentita. La musica era bellissima, le parole evocavano una fanciulla dai capelli "color dell'or" e facevano rimare "nostalgia" con "patria mia". L'"americano" si rianimò, quella canzone la sapeva anche lui e la cantò, con il volto arrossato dall'emozione e forse anche dal vino. Andarono avanti a lungo, poi l'uomo pagò il conto e salutò. Ebbi la sensazione che avesse sciolto un voto, fatto chissà quando e chissà dove.
lunedì 16 aprile 2012
Formaggio
Se vi dicono di pensare a un posto del tutto pulito e sterilizzato immaginate sicuramente una sala operatoria; io, invece, penso a un caseificio. Porto con me quell'impressione fin da ragazzo, quando mio zio Gino mi caricava sulla canna della bicicletta a motore (il Mosquito) e mi portava a fare il giro dei caseifici più prossimi al paese piacentino dove abitavamo. Era il mestiere di Gino, quello: andare nelle fabbriche del formaggio e del burro a vendere cagli, forme e reti per tirar su dalla vasca d'acciaio quel bianco ben di Dio. Lì tutto si presentava splendente: uno specchio, veniva voglia di togliersi le scarpe. L'odore di disinfettante, poi, sembrava addirittura gradevole. Tutto il contrario della fabbrica dello zucchero, nerastra e appiccicosa. Tra le pesantissime forme di grana scoprii che quel loro aspetto lucido e quei bordi bombati erano frutto di una accurata sbucciatura della superficie, proprio come si fa con una mela. Lo scarto del maquillage, una serie di sottili, gustosissime strisce, veniva donato ai clienti e ai visitatori. Oggi che si dice "regalare è morto e suo figlio sta male", chissà che fine fanno quelle bucce: probabilmente vanno a riempire i sacchetti del grattugiato.
martedì 10 aprile 2012
Emma
Nell'elenco delle bambine nate in Liguria, pubblicato dal Decimonono una decina di giorni fa, ce ne sono quattro che si chiamano Emma. Mi sono meravigliato perché ho sempre considerato quel nome un po' antiquato; uno scrittore lo sceglierebbe solamente per il personaggio di una zia. "Chi sono - mi sono chiesto - quei genitori dal gusto rétro? Fans della Bonino o della Marcegaglia? Altre Emme non ne vedo!". Invece un'altra Emma c'è, assai più giovane: la cantante Emma Marrone, vincitrice del festival di Sanremo di quest'anno. In definitiva, quelle quattro nascite sono una medaglia per la vecchia manifestazione ligure, la prova che, dopo tutto, l'Ariston sa ancora interessare ed emozionare. Galvanizzato, mi sono inoltrato nel pianeta Emma e ho scoperto che, negli Stati Uniti, quel nome è da parecchi anni sul podio della popolarità nei battesimi. Nel 2010 è stato superato solamente da Isabel e Sophia. Non vi dico gli altri perché sono di uno squallore totale, si salva la sola Madison. Altra scoperta, si chiama Emma la più grande portacontainer mai costruita. E ora un quesito in rima: meglio Elsa o meglio Emma? Se pensate alla Fornero, uscirete dal dilemma.
mercoledì 4 aprile 2012
Le orecchie
Alle istruzioni per far giocare un coniglio, di cui ho dato conto qualche tempo fa, possiamo aggiungere una direttiva europea vecchia di alcuni anni e spero mai applicata, che si proponeva di evitare che i maiali, costretti giorno e notte nelle porcilaie, sviluppassero istinti aggressivi, tanto da mordersi tra loro. Il pericolo di scoprire qualche buco deturpante nei pregiatissimi cosciotti destinati a San Daniele o a Parma, aveva indotto a cercare una qualche soluzione pacificatrice: così i funzionari europei, interpellati, suggerirono d'introdurre nelle porcilaie un po' di giocattoli, per far sì che i maiali si distraessero e la smettessero di azzannare il vicino. Più di recente, poi, dall'inesauribile teatrino dell'assurdo è piombata un'altra notizia da prendere con le molle: constatato che i nuovi sacchetti della spesa ecologici tendono a non reggere grossi pesi, si è concesso il ritorno alla plastica, ma solamente nei sacchetti definiti dalla disposizione "senza orecchie", del tipo, cioè, "usato nelle farmacie e nelle profumerie". Propongo a questo punto che gli altri sacchetti, equiparabili, come possessori di orecchie, ai maiali e ai conigli, ricevano a loro volta una congrua dose di giocattoli.
giovedì 29 marzo 2012
Le gambe
Le operaie della Omsa, pur di non perdere il lavoro, si sono rassegnate: invece di fabbricare calze da donna, tappezzeranno divani. Moltissime signore hanno rinunciato al tailleur e alla mitica falcata: inquartate in jeans e pantaloni, non hanno più bisogno di indossare anche i velatissimi accessori che tanto successo riscuotevano tra i passanti a rischio di torcicollo. Ora le donne si sentono più libere e comode, i giovani non sanno che cosa si sono perduti e noi vecchi abbiamo pur sempre la risorsa dei ricordi, un surrogato a bassissimo costo. Il ricordo di oggi è per un settimanale che usciva nel primo dopoguerra: si chiamava "Sette" ed aveva fissa, in copertina, una protagonista, disegnata da Boccasile, ricca di grazie messe in risalto, a cominciare dalle gambe con la riga delle calze; gambe bellissime e floride come quelle delle ragazze che andavano ancora in bicicletta. La vignetta della Signorina Sette variava ogni settimana e aveva un suo pubblico di tifosi, ma finì sotto sequestro perché infastidiva il ministro dell'Interno, noto democristiano. La risposta fu rapida, la settimana dopo in edicola c'era la Signorina Otto: ma il cambio di numero ruppe l'incantesimo e la rivista cessò presto le pubblicazioni.
venerdì 23 marzo 2012
Brodolini
Sono giorno importanti per la sorte dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, quello sui licenziamenti. Ricordo che quando passai, nel 1962, dall'impiego pubblico a quello privato. mi pesò molto il problema della minor tutela che avrei trovato nel nuovo posto di lavoro. Otto anni dopo, lo statuto equiparò di fatto i due tipi di rapporto e risolse i miei residui dubbi. Data la mia personale situazione, avevo seguito con molto interesse la difficile nascita del documento, che trovava parecchi oppositori proprio a causa dell'articolo 18. Il ministro promotore della legge, Giacomo Brodolini, socialista, stava morendo per un tumore e non lo teneva nascosto, anzi se ne faceva un'arma per spingere verso l'approvazione: "Fatemi morire contento" diceva e, con le residue forze che gli rimanevano, andava a cercare ogni giorno chi poteva aiutarlo. Si spense nell'estate del ''69, la legge porta la data del 20 maggio 1970. Credo che sia stata la sola norma approvata dal Parlamento più per pietà di un collega che per convinzione; e forse proprio questa insolita nascita l'ha resa più discutibile e vulnerabile di altre. Che dire... Preferirei che rimanesse immutata: penso infatti che non tutti i "padroni" siano brave persone.
sabato 17 marzo 2012
Grillo
Negli anni Settanta, chiusa la seconda edizione, si vagabondava per la città: la notte favoriva la guerriglia armata ed era quindi prudente non rincasare sempre alla stessa ora, a scanso di agguati. Con il grafico Umberto Torlizzi arrivavo fino a un locale di Nervi, "Da Simona al Nascosto". Andavamo molto d'accordo, Umberto ed io, a lui piaceva raccontare, a me ascoltare; io preferivo la forchetta, a lui bastava un bicchiere. C'integravamo, insomma. Erano i tempi del teatro "Instabile", un palcoscenico che lanciava artisti oggi famosi, allora agli esordi: leggendone l'elenco in un libro di Faloppi e Bottaro appena uscito, si scopre che molta intelligenza cabarettistica italiana passò di là. Qualche nome: Antonio Ricci, Bindi, Michele, Gino Paoli, i New Trolls... Da "Simona" veniva a far battute e musica uno di quegli artisti, un tipo smilzo che si chiamava Beppe Grillo. Una volta intonò con un amico una canzoncina dei "Gufi", "Le coq est mort", ripetuta in italiano, francese, tedesco e latino. Ancor oggi mi capita di canticchiare "...il ne chantera plus, ni cocodì ni cocodà...". Evidentemente, allora qualcosa mi colpì: il gallo morto, i Gufi o Grillo? O quel curioso insieme di nomi zoologici?
Iscriviti a:
Post (Atom)