domenica 18 novembre 2012
I ciùngai
I chewing-gum hanno trovato a Genova una versione italianizzata del loro nome: per il popolo sbrigativo sono diventati i "ciùngai". Anni fa, i ragazzi ruminavano palesemente con questi bocconi elastici, ora, invece, si sono fatti più discreti ed è difficile scoprirli all'opera. Non hanno tuttavia smesso: i marciapiedi della città (e, ahimé, pure gli splendidi mosaici di Via Venti) sono infatti tuttora costellati di macchie nere che testimoniano la cattiva abitudine di scaricare in terra il prodotto esausto. Anche a Pietra Ligure, dove trascorro le vacanze estive, le tracce dei ciungai sono abbondantissime. Mi hanno anzi permesso di fare una piccola scoperta sul comportamento dei giovani: c'è, nella cittadina, un vialetto che conduce prima a un grande parcheggio e, più oltre, a un ingresso del cimitero. Ebbene, le macchie nere dei ciungai arrivano fino all'accesso del parking; più oltre, invece, il lastricato del vialetto è perfettamente pulito. Applicando le teorie poliziesche (sono un affezionato frequentatore del canale tv 38, quello dei "gialli") ho concluso che i giovani girano alla larga dal cimitero e si guardano bene dall'andare a dare un saluto ai propri parenti e amici defunti. Questa prospettiva di futura solitudine mi immalinconisce.
lunedì 12 novembre 2012
Falsari
Cerchi una cosa in un cassetto e ne trovi un'altra, dimenticata da anni eppure traccia di un momento preciso della tua vita: mi è capitato l'altro giorno, quando ho rivisto una manciatella di monete da dieci lire false, legate a una mia inchiestina giornalistica. Negli anni Settanta scarseggiavano gli spiccioli, la gente riceveva i resti sotto forma di miniassegni, caramelle e francobolli. Era successo che, a Roma, i dipendenti della Zecca avevano deciso di non poter più sopportare il tonfo continuo delle macchine coniatrici e sedevano in assemblea permanente per chiedere rimedi. Indagando sul problema, venni a sapere che qualcuno del settore industriale del porto di Genova aveva deciso di farsi una zecca privata: le dieci lire di alluminio erano facilmente riproducibili e, a suon di martellate sui due conii, ne erano nate a migliaia. Si riconoscevano perché le due facce, non impresse contemporaneamente, risultavano ruotate fra loro rispetto ai pezzi autentici. Andai alla Banca d'Italia con un po' di esemplari e chiesi se avessero intenzione di fare una denuncia. Mi rispose un pacioso dirigente: "Vedremo, segnaleremo alla Zecca; ma le dirò in confidenza: il danno economico è minimo, molto minore del costo di un'indagine". Mi ritirai con le pive nel sacco.
martedì 6 novembre 2012
Gae Aulenti
Grande rilievo dei media alla scomparsa, in avanzata età, di Gae Aulenti, da tutti riconosciuta come l'indiscussa signora dell'architettura italiana. La fama dell'Aulenti era planetaria, grazie a opere realizzate in tutto il mondo con una particolare inclinazione a rinnovare rispettando le vestigia del passato. Proprio per questa sua benemerita cura, Gae Aulenti era stata chiamata dal Comune di Genova a partecipare alla ristrutturazione del Palazzo Ducale, la colossale costruzione che domina il centro della città. La celebre star dell'architettura arrivò, s'informò su quanto si progettava di fare, poi, quasi subito, disse "No, grazie" e se ne andò. Era una persona discreta, non rivelò che cosa riteneva incompatibile con le sue idee; d'altra parte il Comune non s'allarmò per la rinuncia e andò avanti nei lavori, durati anni. Oggi, guardando il Ducale, scopriamo che cosa non sarebbe piaciuto alla signora Aulenti: la rimozione delle iscrizioni antiche e di due statue, la demolizione di una scala settecentesca, gli squarci nella cortina muraria per realizzare un ingresso monumentale del tutto inventato, la creazione di una "montagnetta" esterna, attuale dimora degli sfaccendati. Si salvano, è vero, nuovi intonaci e imbiancature, ma per quelli non occorrevano grandi firme.
mercoledì 31 ottobre 2012
Finanziamenti
Ecco uno spaccato di come funziona, ai nostri giorni, il credito in Italia. Il signor Giuseppe ha bisogno di un'auto: ne trova una usata che fa al caso suo, concorda il prezzo e chiede un pagamento rateale. Il venditore s'informa preventivamente: "Lei ha subìto dei protesti? E' un lavoratore precario? In questi casi non potrà ottenere un prestito rateizzato dalla finanziaria". Risposta: "Ho un lavoro fisso da cinque anni e finora non ho mai fatto ricorso al credito". "E' il cliente ideale" pensa il venditore e inoltra la richiesta alla finanziaria, che però, dopo una rapida istruttoria, risponde negativamente. Venditore e acquirente, sbalorditi, sollecitano una spiegazione: "Il richiedente - replica la finanziaria - non ha mai fatto ricorso al credito, quindi non c'è la prova della sua propensione a pagare le rate d'un debito". I guai del signor Giuseppe non finiscono qui: la pratica andata a male ha anche provocato l'inserimento del suo nome in un elenco di coloro che sono stati "bocciati" da una finanziaria. D'ora in poi ogni sua richiesta ad altri prestasoldi verrà inesorabilmente respinta. E sarà inutile spiegare il perché dell'inserimento nell'elenco. Risponderanno: "Può essere, ma è anche possibile che si siano apprese sul richiedente cose che noi ignoriamo. Meglio non rischiare".
giovedì 25 ottobre 2012
Il riso
L'altro giorno, al supermercato, ho visto una cosa insolita, una pila di sacchetti di riso da cinque chili l'uno. Mi è sembrato d'imbattermi nel simbolo dell'Italia come sarà tra quattro o cinque anni. Il commercio ha già capito che gli italiani stanno avviandosi per conto loro a una lotta incruenta che avrà come unico avversario il potente mondo economico cinese. L'uomo della strada ha fatto un suo ragionamento: la Cina ci invade di prodotti industriali a bassissimo prezzo perché la sua mano d'opera lavora quattordici ore al giorno, non fa ferie, mangia una ciotola di riso, indossa una casacchina blu e fa ginnastica in strada invece che nelle palestre. Tutte cose che potremmo fare anche noi, ritornando così a fabbricare a basso costo tutto ciò che ci occorre: il dragone cinese finirebbe sommerso dall'invenduto. Dovremmo però realizzare una cosa di segno contrario a quanto prescrivono i governanti di Pechino: loro obbligano le coppie a non avere più d'un figlio, noi dovremmo indurre i nostri sposi a farne almeno uno. Le mammelle decorative e i pancini senza gonfiori possono servire per far bella figura sulle spiagge e sui rotocalchi, ma hanno il segno del presente, non quello del futuro. (Ma guarda un po' dove va a finire uno guardando un sacchetto di riso. A proposito, costa tre euro e qualcosa).
venerdì 19 ottobre 2012
Cristiana
La trasmissione Tv "La storia siamo noi" ha rievocato Gigi Meroni, che negli anni Sessanta era il calciatore più estroso della serie A. Lanciato dal Genoa, passato al Torino, riempiva le cronache con i suoi fantastici gol e con le sue stranezze esistenziali: capellone, barba lunga, si era fatto vedere in giro con una gallina al guinzaglio. Amava con totale dedizione una ragazza del luna park, Cristiana, che gestiva un tiro a segno. Mori giovanissimo, investito da un'auto nel 1967. Un paio di mesi dopo la disgrazia, un tifoso granata dalla mente instabile, convinto che la morte del suo idolo fosse solo una messa in scena, andò ad aprire la tomba, profanò la salma e portò un sacchetto di resti in questura a Torino. Ricevetti, al giornale, quell'orribile notizia e mi accingevo a riscriverla in modo accettabile, quando mi passarono una telefonata: era Cristiana, che si trovava a Genova con il suo luna park. Singhiozzando mi chiese conferma dell'accaduto, voleva particolari. Non mi sentii di darglieli, temetti, conoscendo la sua grande storia d'amore, un gesto disperato. Mentii e divagai, riuscii infine a calmarla e a congedarmi da lei. Povera Cristiana, mi ha emozionato, dopo tanti anni, vederla sul teleschermo con i segni del tempo sul volto, ancora bellissima.
sabato 13 ottobre 2012
Il battipanni
Il portinaio m'interpella: "Lei che è di un'altra generazione, lo possiede un battipanni? L'avvocato tale mi mette a perdere perché gli tolga la polvere dai tappeti, ma mi manca lo strumento...". Faccio mente locale:" Sì, il battipanni l'avevo, era di giunco, ma l'ho eliminato nell'ultimo trasloco. Mi spiace...C'è però una donnetta che tutti i martedì batte i tappeti su un terrazzino del palazzo accanto... Provi con lei...". "Sì, la conosco, ma è difficile parlarle... Ho chiesto anche alla signora del quarto piano, si è messa a ridere e mi ha detto che ormai i suoi figli sono adulti, il battipanni non le serve più...". La spiritosa risposta mi ha aperto un orizzonte quasi storico: insieme al mattarello, il battipanni è al primo posto, ex aequo, tra gli strumenti domestici di uso improprio; un uso glorificato da decine di fumetti che hanno allietato la mia infanzia: Bibì e Bibò, gemelli terribili, venivano presi a mattarellate dalla Tordella e qualche legnata toccava anche a Capitan Cocoricò e all'Ispettore. Il battipanni era invece l'arma preferita di Petronilla, in perenne lotta con il marito Arcibaldo, refrattario alle manie di grandezza della consorte. Dalle mani di Petronilla il battipanni era poi passato a quelle di Paperino, alla caccia di Qui, Quo e Qua. Dio mio, quanta scorrettezza pedagogica e quante risate!
Iscriviti a:
Post (Atom)